Avventure su un’isola disegnate da giovani pionieri non accompagnati, il fumetto come strumento di sensibilizzazione sui diritti dei minori
Un progetto con la cooperativa ElleUno, Mestre- luglio 2026.
In un tempo in cui vediamo i diritti fondamentali vengono messi in discussione, per categorie sempre più ampie di persone vale la pena ricordare che una vita dignitosa è fatta anche di altri diritti, apparentemente più piccoli e forse proprio per questo più facili da dimenticare.
Il diritto alle vacanze, per esempio: come quando Franco Basaglia portava le persone che vivevano in manicomio in una casa da campiscuola; come quando siamo andati in montagna con i rifugiati accolti. Oppure il diritto allo sport: non soltanto quello dei campioni, dei campionissimi e dei diritti televisivi, ma quello del pallone tirato in strada, del cortile, della squadra improvvisata, di uno spazio dove poter giocare insieme. Erano loro che arrivavano in nazionale di calcio in passato. O ancora il diritto alla musica: non soltanto quella che muove grandi quantità di denaro e riempie gli stadi, ma quella che nasce dal basso, che racconta vite e margini, che permette a qualcuno di dire qualcosa di sé. La musica è dei poveri.
E poi c’è l’arte.
L’arte deve essere di tutte e di tutti.
È partendo da questa convinzione che, durante un laboratorio estivo realizzato insieme alla cooperativa ElleUno, mi sono trovato davanti a qualcosa che non avevo previsto. L’idea iniziale era piuttosto semplice: costruire insieme un piccolo fumetto a strisce. In tre incontri di due ore avremmo inventato una storia, costruito dei personaggi e provato a raccontarla attraverso il disegno. I protagonisti erano una dozzina di giovani pionieri non accompagnati, ospitati in comunità socio-educative tra il Padovano e il Veneziano.
Abbiamo cominciato da un’isola deserta. Un personaggio arriva sull’isola. Che cosa trova? Che cosa gli serve? Chi incontra? Che cosa decide di fare?
Sembrava un esercizio narrativo. È diventato molto di più.
Mi sono trovato davanti a ragazzi che, abituati forse a stare dentro contesti in cui gli adulti hanno sempre qualcosa da chiedere, organizzare o decidere per loro, hanno scelto di fermarsi davanti a un foglio. Di interrogarsi. Di inventare. Di disegnare.
E hanno disegnato davvero.
Quello che doveva essere un piccolo fumetto a strisce ha cominciato a prendere una forma diversa: disegni in bianco e nero, realizzati a matita, pieni di soluzioni personali, dettagli e invenzioni che non avevo previsto.
Alcuni di quei fogli meriterebbero di essere esposti. Altri meriterebbero semplicemente di essere incorniciati e appesi in camera.
E qui mi sono accorto di una cosa.
Mi stupivo del mio stupore.
Come se fosse sorprendente trovare bellezza. L’arte è anche uno spazio di libertà. Uno spazio nel quale poter immaginare qualcosa che prima non c’era. E forse è proprio per questo che può diventare uno strumento particolarmente potente quando si lavora con ragazze e ragazzi che hanno attraversato confini, Paesi, lingue e situazioni che spesso altri hanno deciso per loro.
Così è nata Vita straniera di Bubi.
Bubi è il personaggio che hanno costruito Kristiano, Enis, Elvis, Alsayed e gli altri… La sua è un’avventura su un’isola, ma dentro quell’isola ci sono anche domande molto più grandi: che cosa significa essere soli? Che cosa significa trovare qualcuno? Di che cosa abbiamo bisogno per stare bene? Che cosa succede quando possiamo finalmente immaginare e raccontare il mondo a modo nostro?
La mostra raccoglie questo percorso e soprattutto raccoglie gli sguardi di chi lo ha attraversato. Non vuole dimostrare che anche dei giovani pionieri non accompagnati possono fare arte. Quello deve tornare ad essere scontato.
Forse, quando smettiamo di aspettarci da loro soltanto storie di difficoltà, integrazione, accoglienza o vulnerabilità, cominciamo finalmente a vederli per quello che sono: persone capaci di immaginare, creare, scegliere e raccontare.
Bubi arriva su un’isola. Noi, guardando i suoi disegni, possiamo provare a sbarcare con lui. Se li ascoltiamo, cresciamo un po’ e allarghiamo il nostro orizzonte.
La mostra è a disposizione. Si tratta di 12 illustrazioni in A3 plastificati.
Ci farebbe piacere farla girare. Scrivete a ilproblemadelgialtri@gmail.com





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