{"id":700,"date":"2024-05-15T15:56:27","date_gmt":"2024-05-15T13:56:27","guid":{"rendered":"https:\/\/ilproblemadeglialtri.it\/?p=700"},"modified":"2026-06-04T13:42:02","modified_gmt":"2026-06-04T11:42:02","slug":"il-lavoro-una-brutta-impressione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ilproblemadeglialtri.it\/?p=700","title":{"rendered":"Il lavoro: una brutta impressione"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>di Marco Barbuglio<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>pubblicato sul secondo numero di Kalpa, magazine dell&#8217;associazione Andrene di Padova<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A Giulio il lavoro fece sempre una brutta impressione, fu cos\u00ec sin da bambino, sin dalla domanda \u00abche lavoro vuoi fare da grande?\u00bb a cui rispondeva orgogliosamente \u00abil pensionato!\u00bb. S\u00ec, perch\u00e8 la vita dei suoi nonni gli sembr\u00f2 gi\u00e0 da allora pi\u00f9 auspicabile di quella dei suoi genitori: tutto quel tempo via da casa per poi tornare stanchi e di cattivo umore lo portava a domandarsi perch\u00e8 non vivessero la vita come i nonni, proprio non capiva. \u00abMamma, pap\u00e0, perch\u00e9 non restate anche voi a giocare?\u00bb insisteva martellante il piccolo Giulio.<br>Le risposte arrivarono nel giro di poco tempo e non furono necessarie grandi spiegazioni. Giulio cap\u00ec ben presto che la sua orgogliosa risposta non era valida, stava barando a un gioco in cui tutti rispettano minuziosamente le regole. Dovette quindi ricalcolare, ripensare il proprio futuro per farsi trovare preparato a quella scomoda e frequente domanda togliendosi di dosso quella sensazione da impostore. Decise allora che sarebbe diventato un vigile del fuoco, come suo zio e suo nonno prima di lui. La vita iniziava a chiedergli compromessi tra ci\u00f2 che era e ci\u00f2 che doveva essere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">II<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Giulio si era allineato alle regole del gioco, ma questa faccenda del lavoro continu\u00f2 a fargli una brutta impressione e non pot\u00e9 fare a meno di iniziare ad osservare tutto ci\u00f2 pi\u00f9 da vicino. Cominci\u00f2 proprio da suo padre, da quella strana sensazione di orgoglio e allo stesso tempo di estraneit\u00e0 che gli dava vedere quell\u2019elegante signore tornare a casa la sera e che, con maniacale ritualit\u00e0, ripiegava i vestiti con cui era stato in ufficio.<br>Per Giulio era un appuntamento fisso, si sdraiava sul tappeto della camera e stava a guardare la quotidiana metamorfosi in cui un impiegato ricoperto di profumo tornava ad essere il suo pap\u00e0. Attaccava la giacca sull\u2019appendiabiti, annusava la camicia assicurandosi che non fosse sporca per poi piegarla minuziosamente. Sfilava la cintura e l\u2019 appendeva sulla portiera interna dell\u2019armadio assieme a tutte le altre: \u201cChe se ne far\u00e0 di tutte quelle cinture?\u201d si domandava Giulio ogni volta. Iniziava a riconoscerlo. Abbassava i lunghi calzini alle caviglie lasciando un profondo segno dell\u2019elastico sotto il ginocchio che quasi sembrava si fosse stampato sulla pelle. Infine, indossava la giacca della solita tuta grigia con le scritte magenta e fino a quando la cena non era pronta girava per casa in mutande, la sua mezz&#8217;ora di libert\u00e0. Il lavoro aveva restituito a Giulio il suo pap\u00e0, ostaggio volontario di una banca per otto ore: riusciva finalmente a riconoscerlo e non appena varcava la soglia della camera Giulio si fiondava assieme alla sorella a sedersi sui suoi piedi e aggrappati ai polpacci diventavano i suoi pesantissimi scarponi da montagna. \u00abLa cena \u00e8 pronta!\u00bb gridava mamma e a suon di teatrali \u201coh issa!\u201d iniziava la scarpinata verso la cucina.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">III<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Giulio da spettatore del lavoro divenne presto attore e le impressioni continuarono a evolvere. Il suo primo ingresso in scena fu nell\u2019estate dei diciannove anni, quando, finita la maturit\u00e0, il padre gli trov\u00f2 un lavoro estivo in un negozio di pezzi di ricambi per auto. Furono settimane calde dal sapore di padania industriale e cemento bollente che Giulio trascorse a bordo di una vecchia Panda bianca senza climatizzatore e servosterzo che lo costrinse a dover continuamente scegliere tra l\u2019afa estiva e lo smog dei camion della zona industriale. Il suo compito fu quello di consegnare i pezzi di ricambio alle varie officine e inizialmente fu un ruolo gratificante che lo fece sentire grande, finalmente trattato da adulto. Nei colleghi e nei meccanici da cui si recava c\u2019era l\u2019entusiasmo nel vedere una faccia nuova, quella di un giovane che aveva ancora tutto da imparare. Tra i volti che Giulio preferiva incontrare tra le prime consegne del mattino c\u2019era quello di Fabrizia, una signora che gestiva le forniture dell\u2019officina del marito e che lo aspettava al bancone del negozio con un sorriso esclusivamente per lui. Solo con Giulio, infatti, Fabrizia mostrava un entusiasmo ignoto a tutti, interrompeva i suoi discorsi e i suoi gesti automatizzati per riaccendere lo sguardo e accogliere il giovane fattorino che vedeva parcheggiare attraverso la vetrina del negozio. Giulio non comprese mai davvero le ragioni di un trattamento cos\u00ec affettuoso: \u201cforse le ricordo suo figlio\u201d, ipotizz\u00f2 talvolta, ma la verit\u00e0 \u00e8 che non si pose mai pi\u00f9 di tanto la questione, gli faceva piacere e andava bene cos\u00ec.<br>In quelle settimane, assieme alla soddisfazione, Giulio speriment\u00f2 anche la monotonia: le sue giornate non si erano mai somigliate cos\u00ec tanto l\u2019una all\u2019altra e percepire lo scorrere del tempo si fece sempre pi\u00f9 difficile. Si accorse ben presto che questo lavoro non lasciava spazio a molto altro: otto ore al giorno a correre da un posto all\u2019altro, una pausa pranzo in un parcheggio ombreggiato a mangiare due tramezzini seduto sul cofano della Panda e alla fine di nuovo a casa, stanco. Uscire la sera coi suoi amici divenne per sua stessa sorpresa un peso, dopo una doccia e la cena l\u2019unico desiderio era quello di andare a dormire. \u00abTommi mi sa che sto invecchiando\u00bb disse Giulio al suo migliore amico dopo l\u2019ennesima sera trascorsa a casa. \u00abNo, stai solo lavorando troppo\u00bb &#8211; gli rispose glaciale Tommaso. E in effetti Giulio vecchio non lo era per niente, e la voglia di coltivare le amicizie non gli mancava. \u201cCome fa la gente a vivere cos\u00ec?\u201d continu\u00f2 a domandarsi Giulio durante quell\u2019estate. \u201cCome fanno a vivere cos\u00ec per 30 40 anni senza sentirsi maledettamente soli? come fanno a curare i loro affetti?\u201d Forse la risposta era proprio negli occhi di Fabrizia. Ben presto l\u2019entusiasmo iniziale verso Giulio lasci\u00f2 spazio allo sguardo assente con cui guardava tutti gli altri colleghi; l\u2019illusione che quel giovane potesse, con la sua vitalit\u00e0, cambiare quel mondo fatto di ripetitivit\u00e0 e fatture lasci\u00f2 il posto alla consapevolezza che sarebbe stato proprio quel mondo a cambiare Giulio, a renderlo come tutti gli altri, pi\u00f9 simili a delle piante morte che a degli esseri umani. Il lavoro gli avrebbe succhiato l\u2019anima come aveva visto fare a tanti giovani prima di lui e questa volta, Fabrizia, non aveva nessuna intenzione di esserne complice.<br>Giulio non si sent\u00ec mai cos\u00ec tanto adulto come durante quell\u2019estate, ma neanche cos\u00ec tanto solo. Forse la vita dei grandi non \u00e8 come se l\u2019era immaginata e si ripromise che avrebbe fatto di tutto per starne alla larga.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">IV<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Giulio divenne molto critico verso il mondo del lavoro, ma mai scansafatiche. Aveva ancora un forte desiderio di realizzarsi in un mestiere, si trattava solo di trovare il giusto equilibrio con le cose a lui pi\u00f9 care della vita. \u201cForse \u00e8 per questo che bisogna studiare\u201d pens\u00f2 dopo quella calda estate, \u201cper evitare quella distruttiva ripetitivit\u00e0 e fare qualcosa che solo io posso fare\u201d. Decise allora di iscriversi all\u2019universit\u00e0 e fu subito catturato dal fascino di tutta quella cultura in circolo, dalla conoscenza e dalla passione degli insegnanti di cui tentava di assorbire ogni parola. Un giorno si rec\u00f2 alla prima lezione di marketing, un corso che c\u2019entrava poco coi suoi studi umanistici, ma che lo incurios\u00ec moltissimo. Ad aspettarlo c\u2019era un giovane professore, alto, slanciato e vestito con un abito grigio esageratamente attillato sulle cosce, motivo per cui, forse, passava tutta la lezione in piedi cercando lo sguardo e la partecipazione delle prime file. \u00abIl compito del marketing \u00e8 generare bisogni\u00bb esord\u00ec con soddisfazione il primo giorno. Ne segu\u00ec un intenso semestre fatto di carismatiche lezioni in cui spieg\u00f2 le strategie dietro alle fidelity card delle compagnie aeree, i trucchi per alzare il prezzo dei prodotti in base alla grandezza delle confezioni e, soprattutto, una puntuale analisi della psiche umana, per conoscerne i punti deboli su cui piantare il seme del bisogno. Ovviamente non occorreva essere grandi intellettuali per capire che quei bisogni erano bisogni superflui, indotti da un sistema che magicamente riesce a perpetuare s\u00e9 stesso, ma il professore sembrava parlarne estasiato, il suo ego si eccitava visibilmente nello svelare ed esaltare le strategie pi\u00f9 efficaci e gli studenti ne uscivano sempre pi\u00f9 contagiati. Solo Giulio sembr\u00f2 profondamente avvilito da quelle lezioni, percepiva una grande intelligenza emotiva usata per sfruttare le fragilit\u00e0 delle persone e l\u2019entusiasmo dei suoi compagni verso tutto questo diventava sempre pi\u00f9 difficile da accettare per lui. Quel semestre fu un grande bagno di realt\u00e0: scopr\u00ec che esistono ingegneri pagati per progettare l\u2019obsolescenza delle cose e una serie di altri lavori inutili creati solo per arricchire chi ricco gi\u00e0 lo \u00e8. Che il mondo del lavoro potesse essere spregevole non era poi una novit\u00e0, ma che le universit\u00e0 contribuissero a renderlo tale s\u00ec, e Giulio ne usc\u00ec profondamente deluso e arrabbiato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un giorno, al bar coi compagni dopo la lezione di marketing, all\u2019ennesimo elogio del professore Giulio non riusc\u00ec pi\u00f9 a trattenersi: \u00abState venerando uno stronzo che vi insegna a lucrare sulle debolezze della gente\u00bb. I compagni ammutoliti lo fissarono, indecisi se pensare che stesse scherzando o fosse serio. \u00abLa conoscenza dovrebbe servirci per liberare le persone, non per renderle schiave. \u00c8 davvero questo il contributo che volete dare al mondo?\u00bb. Nessuno rispose. \u00abIdioti!\u00bb.<br>Giulio si alz\u00f2 frenetico lasciando alle proprie spalle un imbarazzante gelo e sul tavolo un Campari Cynar appena iniziato.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"724\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/ilproblemadeglialtri.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/unnamed-1-724x1024.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-702\" style=\"width:620px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.ilproblemadeglialtri.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/unnamed-1-724x1024.png 724w, https:\/\/www.ilproblemadeglialtri.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/unnamed-1-212x300.png 212w, https:\/\/www.ilproblemadeglialtri.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/unnamed-1-768x1086.png 768w, https:\/\/www.ilproblemadeglialtri.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/unnamed-1-1086x1536.png 1086w, https:\/\/www.ilproblemadeglialtri.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/unnamed-1-1448x2048.png 1448w\" sizes=\"auto, (max-width: 724px) 100vw, 724px\" \/><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Marco Barbuglio pubblicato sul secondo numero di Kalpa, magazine dell&#8217;associazione Andrene di Padova A Giulio il lavoro fece sempre una brutta impressione, fu cos\u00ec sin da bambino, sin dalla domanda \u00abche lavoro vuoi fare da grande?\u00bb a cui rispondeva orgogliosamente \u00abil pensionato!\u00bb. 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